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| Ace Combat 6 |
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Sistemi:XBOX360
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Genere:Altri
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| Squadrone Garuda pronto al decollo |
Il mio nome in codice è Talisman, pilota d’aviazione militare. Nato e cresciuto nella pacifica Repubblica di Emmeria. Un angelo dei cieli, come amano chiamarci in città. E a dirla tutta, l’ultima reale speranza di questa gente, ormai messa in ginocchio da quando l’Estovakia ha deciso di invadere la nostra terra e porre fine alla felice quotidianità che scandiva la vita pulsante della nostra nazione. Sono un membro dello squadrone Garuda, vanto dell’aeronautica emmeriana e fonte di grande preoccupazione per le forze militari estovakiane. L’ultima missione ad attacco terra-aria ci ha provato. Due dei nostri caccia sono stati abbattuti, ma con il sacrificio dei nostri compagni abbiamo evitato il bombardamento di molti punti sensibili della città. E’ stata enorme la gioia quando insieme al mio fido compagno alato, un F16 fighter, abbiamo toccato terra salvi al termine di un’estenuante battaglia nei cieli di Gracemaria. Le perdite sono state contenute in fin dei conti... anche quest’ultimo scontro come da speranza ci ha visti vincitori; ma, soprattutto, ci ha lasciati vivi...
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| L’asso dei cieli atterra in casa Microsoft |
Novembre 1995. Sulla neonata Playstation fa capolino un nuovo titolo di volo per console, Air Combat, uno dei giochi disponibili al lancio della grigia scatola targata Sony. Innovativo nel suo genere, insieme ad una grafica in grado di esprimere il notevole potenziale tecnico della PSX, propone una struttura di gioco che predilige l’immediatezza, un elevato coinvolgimento offerto da un sistema di controllo essenziale, e un modello di volo ben lontano da poter essere considerato una simulazione. Il giocatore-tipo di Air Combat preferisce comandi semplici ad un più complesso e farraginoso sistema di controllo che, a dirla tutta, molto poco si addice ad una console di gioco casalinga, e che vede i suoi più grandi estimatori impegnati sui personal computer. Ace Combat, dunque, fa parlare di se per l’approccio arcade al tema dei giochi di volo. L’intera serie nel corso degli anni si evolve: le trame, i luoghi e le forze armate coinvolte variano, la tecnica va migliorandosi con il progredire della tecnologia e dello sviluppo su nuove piattaforme (leggi PS2), ma ogni titolo è sempre legato dallo stesso filo conduttore: la medesima idea di un gioco di volo semplice, diretto, spettacolare, che ti catapulta nel cuore dell’azione senza obbligarti a passare per una contorta sequenza di tasti, manuali e configurazioni. Novembre 2007. A 12 anni di distanza dalla sua prima apparizione, l’ultima fatica marchiata Namco Bandai approda finalmente nel mondo delle console next generation. I tempi ormai sono cambiati, Sony non detiene più (ad oggi) il primato di console per basi installate. Pertanto Fires of Liberation sceglie di atterrare prima nell’aeroporto di casa Microsoft, dopo anni di fede esclusiva. E riesce a farlo in grande, grandissimo stile.
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| Tecnica in decollo |
Spesso si leggono fiumi di parole su cosa sia più importante in un videogioco moderno. C’è chi predilige un gameplay innovativo, chi non può fare a meno di una storyline coinvolgente, o chi gode di fronte ad una grafica spacca-mascella sul suo LCD ad alta definizione. Non è difficile constatare come Ace Combat: Fires of Liberation riesca ad accontentare un po’ tutti, risultando in generale un ottimo titolo, al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Una piacevole sorpresa, o meglio, un inaspettato ritorno, che renderà felici sia giocatori che per primi si avvicinano alla saga, sia i numerosi fan della serie. Indubbiamente siamo di fronte ad uno dei titoli più solidi a disposizione sulla bianca console di Redmond. Ma andiamo con ordine.
Iniziamo ad analizzare ciò che è più evidente, l’elemento inopinabile per eccellenza, ovvero la grafica, il punto forte del titolo. Quello che per primo colpisce il giocatore è un elevato senso di fotorealismo degno del miglior simulatore esistente su PC, una grande cura riposta nella modellazione dei veivoli e nella loro animazione, fluida e realistica. Ma anche una qualità delle texture elevata, scenari vasti e complessi, effetti particellari e volumetrici impeccabili; nelle nostre partite saremo spesso circondati da frammenti di aerei abbattuti, scie di missili, nuvole cumuliformi che ci toglieranno la visuale, effetti distorsione dovuti al calore (splendidi), esplosioni, illuminazioni dinamiche e riflessi calcolati in tempo reale. Insomma, un vero eye-candy, una delizia per gli occhi. Più di una volta si resta ad ammirare il tutto a bocca aperta, anche dopo molte partite. E la cosa più sorprendente è che, nonostante la presenza di un’enorme mole di effetti a tutto schermo, il framerate risulti graniticamente stabile: 60 frame per secondo, e non un minimo accenno ad un calo di fluidità anche nelle situazioni più complesse da gestire. Un unico appunto può essere sollevato sulle texture del terreno, non all’altezza della qualità grafica complessiva; avvicinandosi con il veivolo al terreno, appaiono spesso troppo sgranate e poco definite. Del resto è una scelta obbligata per poter garantire una fluidità accettabile in un ambiente 3D così vasto.
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| Comandi semplici per un gameplay immediato |
Come già accennato, il modello di volo è puramente arcade e ci cala direttamente a bordo del nostro caccia, selezionabile fra un numero consistente di veivoli reali e qualcuno creato ex-novo dai programmatori. Persino le fasi di decollo e atterraggio, le più cruciali in una ricostruzione realistica, sono opzionali e possono essere saltate per concentrarsi subito sulla missione. Il risultato finale è una curva di apprendimento quasi immediata per chi si avvicina ad un titolo di questo genere. E’ importante segnalare, inoltre, l’assenza di alcuni dettagli verosimili come ad esempio il consumo di carburante, gli effetti sul pilota delle forze G, un armamentario realistico e dei danni altrettanto verosimili. Questi “compromessi” potrebbero far storcere il naso agli hardcore gamer, fino ad essere forse l’unica ragione per cui il titolo Namco Bandai non debba essere preso in considerazione. I controlli principali del nostro mezzo (con l’uso di una configurazione “normale”) prevedono l’incremento della manetta mediante il trigger RT, con conseguente accelerazione in seguito all’accensione dei postbruciatori, mentre il secondo trigger (LT) decrementerà la manetta fino ad attivare gli aerofreni, provocando una repentina decelerazione del veivolo. I tasti RB ed LB controllano il timone e quindi l’imbardata (possono anche non essere utilizzati affatto, ad ulteriore conferma del modello di volo semplificato), e lo stick analogico di sinistra equivale alla cloche, utilizzabile nei classici due assi. I tasti A, B ed Y comandano le armi, quindi mitragliatrice, missili (o altre armi secondarie) e cambio di bersaglio. Lo stick analogico di destra, usato come tasto, controlla le tre visuali disponibili, una esterna e due interne, e la rotazione dello stick provvede a ruotare la telecamera intorno all’aereo, in modo da permettere al giocatore di scegliere ogni angolazione possibile. Le armi secondarie possono essere selezionate con il tasto BACK (scelta un po’ scomoda), e la croce direzionale può essere utilizzata per impartire agli altri piloti degli ordini tattici molto semplici (attacca o copri) per richiamare gli altri membri del team in proprio soccorso.
Così raccontato, Fires of Liberation appare come la somma delle piccole conquiste ludiche che la serie ha guadagnato nel corso degli anni. Eppure, Ace Combat 6 è molto di più. Del resto, dopo il glorioso quarto capitolo (Distand Thunder), gli episodi successivi hanno latitato in innovazione (sia strutturale che ludica). Fires of Liberation non ripete lo stesso errore, e pur dimostrandosi fedelissimo alle meccaniche di gioco delle precedenti incarnazioni, utilizza tutta la potenza delle console di nuova generazione per calare l'utente in un nuovo contesto, adesso più vivo, immersivo, coinvolgente. La vera “rivoluzione” della serie, che la riporta finalmente ai vertici delle classifiche di gradimento, è la dimensione e la natura del conflitto. Non solo, come vedremo, la struttura della missione è “aperta”, ma è proprio il dispiegamento di forze in campo e la loro concertazione che ha un impatto a priori inimmaginabile sulla resa dell'esperienza. Adesso gli schieramenti si danno battaglia per terra, cielo e mare in uno scenario bellico dinamico e mutevole: la guerra inscenata è di proporzioni epiche, e procede con o senza l'intervento del protagonista. Durante il volo il giocatore sarà costantemente informato sui risultati dei due eserciti, ed eventualmente chiamato ad intervenire in aiuto della propria fazione. Ma anche laddove l'utente decida di seguire soltanto gli obiettivi principali, lo scenario che avrà di fronte sarà quello di un cielo popoloso e trafitto costantemente dalle scie di missili aria-aria. Volare e combattere non sarà mai stato così coinvolgente.
Ciò non toglie che, dal punto di vista puramente strutturale, Ace Combat 6 è impossibilitato a prendere le distanze dai suoi predecessori, ereditandone così tutti i limiti intrinseci e i pregi sopra elencati. Gli amanti della saga la troveranno notevolmente rinvigorita, ma i suoi detrattori non saranno disposti a chiudere un occhio neppure stavolta.
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| Modalità campagna e longevità |
Un menu molto curato nell’impostazione grafica ci presenta le tipologie di gioco selezionabili. La modalità principale è la classica “campagna”, dove oltre alle missioni troveremo alcuni tutorial che aiuteranno il giocatore inesperto a prendere confidenza con il mezzo e ad utilizzare al meglio la dotazione disponibile. Prima di entrare in azione, un dettagliato briefing ci illustrerà il tipo di missione da portare a termine, terminato il quale sarà importante selezionare nell’hangar il veivolo giusto con l’armamento adeguato al tipo di missione (attacco aria-aria, terra-aria, o una semplice ricognizione). Ciascuna di esse è strutturata in maniera tale che lo sviluppo della stessa dipenda dalle nostre scelte. Quindi una medesima missione potrà avere un esito diverso, essere più breve o più lunga, e portare ad eventi differenti. La presenza di molti obiettivi secondari, unitamente all'approccio dinamico, invoglieranno molti utenti a rigiocare il titolo, anche in virtù della grande quantità di aerei e armi speciali da sbloccare. Insomma, a conti fatti, nonostante le 15 missioni disponibili garantiscano una longevità che si attesta attorno alle sei ore, Fires of Liberation non è carente di stimoli a riprendere in mano il pad.
E' difatti disponibile, in alternativa alla campagna principale, un’opzione multigiocatore ben curata e in grado di garantire maggiore longevità. Ben 16 giocatori in contemporanea potranno sfidarsi sul live in tre modalità: un “deathmach” in cui si gioca tutti contro tutti e vince chi resta vivo, un “team deathmach” nel quale si schierano due squadre pronte a fronteggiarsi, e una terza inedita opzione “cooperativa” nella quale battersi insieme ad un amico contro un avversario gestito dalla IA. In questa opzione saranno presentate una serie di missioni da compiere in coppia: una vera manna dal cielo per gli appassionati, che finalmente possono spalleggiarsi nel dogfight più serrato.
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