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| Iron Man |
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Sistemi:XBOX360
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Genere:Action Game
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Data di pubblicazione:02/05/2008
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| L'uomo di ferro |
Periodicamente, con una precisione tale da poterci rimettere l’orologio, l’industria multimilionaria cinematografica riscopre dalla polvere della soffitta un personaggio dei fumetti, famoso o anche quasi sconosciuto, per poterne fare un successo del grande schermo e successivamente sfruttarne il marchio in altri campi quasi altrettanto remunerativi, come quello dei gadgets e dei giocattoli: ma è soprattutto nei videogiochi che si investono più risorse, tanto da rendere questi due mondi sempre più vicini e influenzabili reciprocamente. Purtroppo sviluppare un videogioco moderno oggi costa un’enormità di soldi, e i contabili delle grande case produttrici di giochi per far quadrare i conti decidono spesso di investire in conversioni qualitativamente solo mediocri, puntando tutto sulla notorietà dei marchi e su personaggi di sicuro richiamo commerciale. Senza dubbio è questo il caso del distributore SEGA, degli sviluppatori di Secret Level, e di Iron Man, il gioco.
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| One American Army |
La trama del gioco si sviluppa parallela a quella del film, un adattamento in chiave contemporanea del fumetto di Stan Lee, ambientato originariamente in Vietnam. L’ambientazione odierna è naturalmente il medio oriente, in Afghanistan, terra in cui un giorno si trova anche il multimiliardario, narcisistico, arrogante e geniale protagonista: Tony Stark. Egli è un formidabile inventore fin dalla tenera età ed, essendo un perfetto patriota americano, non può che trovare posto migliore per sfruttare la propria genialità che nella florida industria bellica. Macchine sportive, copertine sul Time, donne mozzafiato, tutto comprato con la vendita di missili intelligenti, apparecchiature supertecnologiche e armi di distruzione di massa. Tony Stark è in definitiva un poco di buono, quasi un antieroe: ma quando si ritroverà quasi morto, con un apparecchio elettromagnetico installato sul petto che lo mantiene in vita, prigioniero di Afgani che usano le sue stesse armi per uccidere gli stessi americani che pretendeva proteggere, troverà la forza e il coraggio per cambiare e indossare gli sgargianti e metallici panni di Iron Man. Egli diventa così uno dei supereroi americani più complessi e amati di sempre, che riassume in sé molti pregi e contraddizioni di altri personaggi Marvel e Dc: poteri simili a Superman, una storia traumatica alle spalle come Spiderman e Hulk, una doppia identità tra miliardario superficiale ed eroe della notte come Batman. Questa in sintesi la trama, che nel gioco viene vista attraverso filmati d’intermezzo con un approccio narrativo parallelo a quello del film, in cui vengono raccontate situazioni e dialoghi che integrano la sua visione, purtroppo necessaria alla piena comprensione della storia. Anche i personaggi sono plasmati sulle fattezze delle loro controparti hollywoodiane, con modelli tridimensionali di Robert Downey Jr. Gwyneth Paltrow, Terrence Howard e Jeff Bridges. Per accontentare anche i numerosi fan del fumetto, tra i boss di fine livello sono stati aggiunti anche alcuni avversari storici dell’uomo di ferro, come Blacklash e Titanium Man. La realizzazione di queste cut-scenes è purtroppo tutt’altro che soddisfacente, per diversi motivi non solo tecnici: la narrazione non scorre affatto in modo fluido, poiché la storia non sembra seguire un ordine cronologico ed eventi e situazioni chiaramente antecedenti vengono riproposti successivamente senza alcuna motivazione; la storia poi, in sé e per sé già “debole”, viene riproposta in modo ancora più superficiale, con dialoghi banali, scontati e in sostanza noiosi, che non aggiungono molto a quanto già appreso dal grande schermo; i nemici provenienti dal fumetto sembrano inseriti a forza con pretesti del tipo : "dovremmo andare laggiù ma prima abbiamo un problema da quest’altra parte", senza spiegazioni plausibili. Ma è soprattutto la scarsa resa grafica a rendere davvero fastidiosi i filmati: modelli poligonali che sembrano provenire dalla vecchia generazione, sguardi vacui, espressioni facciali inesistenti. Solo le animazioni sono degne di nota, realistiche e simili alla gestualità degli attori coinvolti, ma per tutto il resto gli amanti di Iron Man salteranno i filmati a piedi pari, per non vedere come si è ridotto il loro beniamino.
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| Play Hard - Play Iron |
Iron man si presenta in sostanza come uno sparatutto in terza persona con moderati elementi adventure, nel senso di incremento di potenziale offensivo col progredire del gioco. C’e una modalità principale, una modalità a tempo, più le consuete opzioni audio-video e la possibilità di rivedere i filmati, anche se come detto ben pochi utilizzeranno questa funzione. Finendo la modalità principale e quella secondaria sbloccheremo altre armature, alcune tratte dai fumetti, altre ideate appositamente per il gioco, ognuna con le sue specifiche abilità, da riutilizzare nella modalità principale o in quella a tempo. Le abilità offensive del nostro eroe sono varie: può sparare con la sua arma principale dal palmo, rapida ma debole; scagliare potenti missili, che necessitano di breve ricarica; caricare un dispendioso (in termini energetici) ma potente raggio dal petto; prendere a pugni soldati e robot nemici; afferrarli per distruggerli; rispedire al mittente al volo i missili che ci scagliano contro. Per quanto riguarda la mobilità si potrà correre semplicemente, ma darà maggiori soddisfazioni soprattutto levitare, alzarsi di quota, scivolare in ogni direzione per schivare missili e proiettili, fino a letteralmente volare in orizzontale, fino a poter innestare un turbo per raggiungere le velocità più elevate ed eseguire spettacolari avvitamenti evasivi. La struttura di gioco che incontreremo nelle vaste aree, in cui combatteremo il male che infesta il mondo, cambia veramente di poco tra livello e livello: principalmente si dovrà sempre distruggere svariati obiettivi principali contrassegnati in arancione sul nostro display invece che in blu, ripetutamente, fino a raggiungere il boss di fine livello. Solitamente a questi obiettivi primari si accompagneranno anche obiettivi secondari, legati all’aspetto “umanitario” di Tony Stark, in cui dovremo distruggere qualcosa, o preservarlo, per la salvaguardia di vite civili, con il conseguimento dei quali si avrà a livello terminato maggiori risorse finanziarie per modificare e potenziare l’armatura. Il fallimento di queste missioni secondarie non comporta conseguenze rilevanti, se non un minor compenso a fine quadro e i rimproveri dei nostri amici via telefono. Tra un livello e l’altro potremo “upgradare” la nostra armatura potenziando varie caratteristiche, come la capacità e la funzionalità energetica di attacco e di difesa, la potenza delle armi principali e di quelle secondarie, la mobilità e l’agilità in volo: per ogni settore comprato, si potrà poi scegliere più di una configurazione, optando per un settaggio bilanciato in ogni sua parte, o che prediliga alcuni aspetti a scapito di altri. Ulteriore controllo sulle abilità si potrà effettuare in pieno svolgimento di gioco, usando il pad analogico: attraverso una delle quattro direzioni cardinali, si devierà maggiore potenza nell’energia vitale, nelle armi da fuoco, nelle tecniche di contatto o nei propulsori di volo, modificando velocemente le caratteristiche del nostro eroe, per adottarsi alle situazioni specifiche di gioco. Purtroppo questo aspetto che avrebbe potuto essere un elemento particolare ed accattivante di gameplay si scontra con la sua realizzazione troppo affrettata. La prima volta che si affronta la modalità principale, i potenziamenti non sembrano affatto sufficienti a far fronte alla mole enorme di nemici che costantemente ci bersaglieranno senza sosta: essi infatti aumentano di numero e di capacità offensiva mano a mano che si proseguirà nel gioco, vanificando ogni strategia nel potenziamento dell’armatura. In più appare del tutto inutile il breafing di inizio missione, che non descrive affatto che tipologie di avversari si affronteranno, costringendo di fatto il giocatore ad optare sempre per il settaggio più equilibrato, e costringendolo a cambiarlo solo dopo i suoi ripetuti decessi. Lamentiamo poi la clamorosa mancanza del multiplayer, sia di coppia in splitscreen, che online. Una deficienza inaccettabile per un titolo che avrebbe, con maggiore cura, fatto felici moltissimi giocatori desiderosi di sfidarsi in arene sconfinate, vestendo i panni dei loro supereroi o supercattivi. Un ulteriore segnale di mal riposta cura in un prodotto tanto pubblicizzato quanto programmato frettolosamente.
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| Batti il ferro finché vivo |
Per quanto riguarda la giocabilità, tra le note positive notiamo certamente una certa soddisfazione nel sistema di volo: solo dopo poca pratica riusciremo già a far sfrecciare il nostro pesante eroe come vorremo, con una risposta ai nostri comandi sempre pronta e convincente; saettare a velocità supersonica nel cielo blu, evitare missili con piroette miraboliche, frenare di colpo in aria e restare sospesi, daranno sicuramente emozioni positive a tutti gli amanti degli sparatutto aerei. Iron Man è in fondo un simulatore di volo arcade alternativo, con la possibilità di bloccarsi in aria e di scendere e correre a terra, che ricorda non di poco la meccanica di gioco già utilizzata in “Superman Returns”. Anche la discreta varietà d’approccio bellico soddisfa inizialmente: bersagli multipli esploderanno in sequenza dopo aver subito le nostre mitragliate, i nostri missili e i nostri pugni. Qui purtroppo finiscono i punti positivi del titolo SEGA, il cui difetto più evidente è l’assoluta superficialità con cui è stata impostata l’azione di gioco: non c’è il minimo tatticismo o la minima convenienza ad usare un approccio rispetto ad un altro. Semplicemente si vola e si spara a tutto quello che si vede, fino a che l’energia non cala pericolosamente, costringendoci in sostanza ad alzare una barriera, scappare e nascondersi vigliaccamente dietro una montagna o una struttura, in attesa di vedere ripristinata l’energia. L’approccio diretto di corpo a corpo poi è estremamente ripetitivo, con le soli opzioni di prendere a pugni un mezzo nemico fino a che non esplode, oppure di fare una “presa” che seguita alla pressione veloce del tasto darà il via ad una scenetta prefissata di morte, diversa per ogni nemico, ma sempre uguale a sé stessa. Inoltre essa è solo raramente vantaggiosa, e presto diventerà solo un modo per variare un po’ l’azione. L’intelligenza artificiale dei nemici è poi praticamente assente: si limitano unicamente a vederci e a sparare, senza mai organizzarsi insieme, senza mai scappare. Oltre a questo non è possibile selezionare alcun livello di difficoltà, che si attesta sul facile per i primi quattro livelli e dal quinto diventa di colpo difficile, e le morti diventano fin troppo frequenti, non certo per la nostra incapacità o per l’abilità dei nostri avversari: è semplicemente il loro numero a fare la differenza. In alcune situazioni si verrà letteralmente bersagliati da ogni parte, senza possibilità alcuna di poter contrattaccare, fuggire o difendersi. Perdute le quattro tacche di energia moriremo e senza alcun checkpoint, costringendoci a ricominciare interamente il livello, anche se ci si trovava di fronte al boss di fine livello. Per ovviare alla esagerata difficoltà, saremo costretti ad un approccio cauto e tutt’altro che supereroistico: a distanza di sicurezza, appena avremo la distanza utile per fare fuoco, inquadreremo i bersagli uno ad uno, mantenendoci abbastanza distanti da ucciderli progressivamente. Naturalmente questo approccio toglie ogni possibilità di essere in qualche modo divertente, e non elimina neanche la possibilità di essere comunque feriti, visto che la gittata degli avversari comunque è superiore alla nostra, e che verremo quindi bersagliati da nemici che ancora non appaiono ai nostri occhi. La sensazione frustrante è quella di sentirsi quasi inermi, incapaci di difenderci adeguatamente da una tale mole d’avversari. Ogni tattica sembra fallire e anche mosse come ad esempio quella di rispedire al mittente il proprio missile, diventano inutili quando i missili sono mezza dozzina e provengono da ogni direzione. L’impressione è che il titolo sia impostato per essere affrontato con l’armatura a piena potenza, o con una di quelle sbloccabili, certamente più efficaci sia in attacco che in difesa. Usandole dopo aver terminato il gioco, finalmente riusciremo a dominare l’azione, in modo molto più gratificante e “supereroistico”. Ma c’è da chiedersi, vale davvero la pena affrontare tale frustrazione per un divertimento breve e monotono?
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| Ferro dorato |
Dal punto di visto della grafica il titolo di Secret Level soffre di gravi carenze, alternando pochi momenti alti e numerosi momenti bassi: anche se apparentemente dai filmati e dalle foto diffuse dagli sviluppatori in anteprima sembrava tecnicamente accattivante, alla prova dei fatti risulta davvero insufficiente ad ogni standard attuale. Tra i pochi lati positivi, elenchiamo la grande vastità delle arene di gioco, un orizzonte visivo molto ampio e lontano, anche una certa spettacolarità quando in combattimento le esplosioni si susseguono repentine e intorno a noi piovono raffiche di mitra e missili. Piacevole anche osservare il volo del nostro eroe tra fiamme e getti di aria calda, mentre si staglia tra cielo e mare, nelle brevi introduzioni d’inizio e fine livello, sicuramente superiori alle cut scenes già citate. Ma qui finiscono le note positive, e inizia il lungo elenco di carenze grafiche. Emblematico a questo proposito il primo livello, davvero il peggiore del titolo: nei panni di un Tony Stark bardato nella sua prima armatura, imponente nel lungometraggio, tozza e quasi ridicola nel gioco, vedremo una serie di orrori che credevamo di non vedere più in questa next-gen, come texture in bassa definizione, che spesso appaiono anche in ritardo, modelli poligonali semplici e male animati, strutture di scarsa qualità e completamente indistruttibili, routine di fisica che rasentano il precalcolato, esplosioni sgranate con pochissimi effetti particellari, frame rate in aree completamente deserte che inspiegabilmente scatta, e che lo fa anche pesantemente quando l’azione si fa più confusa, rendendolo a volte praticamente ingiocabile. Davvero un peccato questa frettolosità nella programmazione, perché una migliore ottimizzazione avrebbe davvero potuto risollevare un titolo magari difficile e ripetitivo, ma almeno piacevole a vedersi. Il comparto sonoro è invece di buon livello, con musiche hard rock tratte direttamente dal film: forse non una colonna sonora propriamente memorabile, ma si fa ascoltare e non annoia mai anche in game. Professionale il doppiaggio in italiano, che ha naturalmente fuori sincrono il labiale dei personaggi( lo era comunque anche nella versione inglese originaria) e che risulta un piacevole intrattenimento durante le sessioni di gioco, soprattutto quando l’arrogante Tony risponde sarcastico al preciso computer dell’armatura.
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| Il volo supersonico di Iron Man non basta a farlo allontanare dallo stereotipo del tie-in di un blockbuster realizzato solo mediocremente. Gli unici punti di forza del titolo sono la colonna sonora, qualche filmato introduttivo e pochi momenti d’esaltazione frenetica da sparatutto. Per il resto i lati negativi sono tanti e determinanti; con una pessima ottimizzazione video, una struttura di gioco poco interessante, monotona e soprattutto frustrante, una rigiocabilità parziale ma mancante del multiplayer, tutti questi elementi negativi prevalgono nettamente, rendendo il titolo insufficiente al consiglio per l’acquisto, anche ai fan dell’uomo di ferro. Esso rientra in pieno nella lunga schiera di tie-in da dimenticare.
Forse solo gli appassionati più irriducibili, i più accaniti potranno acquistarlo per finirlo più volte e goderselo, ma sono molto pochi e subito riconoscibili: sono quelli che indossano una maschera. |
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Everyeye |
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